Climbing India: Shimla and Monsoon…definitely too late – part 2

Hello friends!

Dove eravamo rimasti…ah si, all’arrivo a Shimla.

Finalmente trovato il mio spazio vitale in questo luogo mi accingo ad uscire dalla camera con fare trionfale, metaforicamente pronto a piantare la bandierina anche su questa vetta con una serata mondana nella cittadina dove gli indiani benestanti vengono a trovare refrigerio dalla calura estiva.

Ma le sorprese non sono finite, fuori dal’albergo appena accesa una sigaretta, vengo avvicinato da un indiano che mi fa cenno di seguirlo in un vicolo con fare sospetto…sarà il solito pusher che vede il turista occidentale ed è subito pronto a proporgli bacco, tabacco e venere? Eppure non ne ha l’aspetto…

…appunto! Si trattava semplicemente di una persona gentile che, vistomi accendere una sigaretta in un luogo pubblico, mi ha subito preso in disparte facendomi prima notare che a Shimla non si può fumare (se ti beccano sono 200 rupie di multa) e dopo accendendosi una sigaretta a sua volta ha cominciato a dialogare di quanto fosse ghettizzante la situazione, voglio dire non è che da un giorno all’altro mi puoi lasciare senza un luogo dove io possa fumare?!

Ma in fondo la scelta mi sembra buona, un po’ come ripulire la città, così abbandonato il mio mentore al suo vizio mi avvio verso il centro della  cittadina dove stasera c’è musica dal vivo fatta dalla banda della polizia locale…peccato però che ancora intento a riflettere sulle normative locali mi rendo conto che: va bene non fumare, c’è anche la multa per chi sputa o per chi butta l’immondizia per terra, grande segno di civiltà niente da dire…ma com’è cazzo è che allora ogni angolo è pervaso da un intenso puzzo di piscio?!

Ad ogni buon conto la cittadina mi ha regalato un rilassante week end. Piovoso, ma incorniciato da montagne, templi ed ottimi ristoranti, oltreché da un mercatino tibetano dove ho comprato il mio nuovo zainetto. Fra l’altro, secondo voi la presenza delle scimmie accanto ad un ristorante cinese sia indice di qualità del cibo?

La pioggia che scroscia incessante mi fa capire che sfortunatamente i monsoni hanno vinto, dovremo trovare un modo di convivere…questo uno dei miei pensieri mentre con uno zaino davanti, uno dietro, un ombrello storto in mano (indian quality…acquistato a Mumbai per 50 rupie) mi dirigevo verso il bus serale in partenza da Shimla…senza poter fumare una sigaretta per le successive 16 ore…

Namasté

John Doe

SPIGOLATURE INDIANE – CHAI TIME

Se qualcuno di voi ha già avuto occasione di essere ospite del subcontinente indiano ed ha preso qualche treno, allora avrà sicuramente impresso nella sua memoria un ricordo di una voce che ripete continuamente “chaiii…chaiii…chaiii…” ad ogni stazione in cui ferma il vostro treno. Si tratta dei venditori di the indiano  che popolano tutti gli angoli del paese, insieme ai venditori di finger food di ogni gusto, colore e fattezza. Il mio primo ricordo dei venditori di the alle stazioni risale a qualche anno fa in Rajastan, rammento chiaramente un treno notturno ed una roca voce cantilenante che ripeteva molto lentamente, allungando le vocali al limite della comprensione delle parole: “chaaaaaiiiiiiii… chaaaaaiiiiiiii… chaaaaaiiiiiiii…”

Ma non tutti i venditori di the sono uguali, prendendo diversi treni vi renderete immediatamente conto che ognuno ha il suo ritmo per annunciare la sua presenza e proporvi la bevanda speziata. Così in un lungo viaggio potrete ascoltare un panorama di ritmi differenti, che variano dal trascinato pseudo mantra che vi porta a meditare, al quasi metallaro ed incalzante sincopato in grado di risvegliarvi dal sonno più profondo.

Inizialmente non ci facevo caso più di tanto, ma con il passare del tempo ho scoperto che c’è un significato dietro tutto questo…il ritmo con cui viene pronunciata la parola “chai” è relazionato a quanto il treno si fermerà in stazione…tenetelo presente se doveste scendere per qualche motivo :-)

Scritto da: John Doe

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