RAZZOLANDO IN CORTILE: VECCHIO A 30 ANNI? …sulla crescita e sul rincoglionimento mattuttino…

Stazione centrale, ore 6:40 del mattino, il treno per Milano parte fra dieci minuti, arrivo al binario ed incontro come tutte le altre volte la luminosa macchinetta distributrice di sconcerie alimentari.

Prima di uscire di casa, per quanto rincoglionito dalle poche ore di sonno dovute alla combinazione dell’essere andato a letto tardi (causa cena con amici per festeggiare i miei 30 anni), ed al fatto che per il cambio dell’ora legale-solare un’ora di sonno è andata in fumo, mi sono comunque ricordato di prendere qualche moneta per il mio incontro…

“Ciao cara, a cosa cederò quest’oggi?”
Scelgo la leccornia, inserisco le monete e pigio i giusti tasti…click, swissh…ecco che accade quello che tutti noi temiamo in queste occasioni, lo scatoletto contenente le tanto agognate cioccolaterie si blocca nella spirale e non viene da me. Mi ritrovo quindi di colpo inebetito per qualche secondo, davanti a me si staglia l’impotenza dell’uomo davanti alla macchina, se continuiamo così un giorno le macchine avranno la meglio su di noi!

Mi rendo conto che devo pensare rapidamente ad una soluzione, ma sono proprio lo stereotipo del rincoglionito mattutino, non so se capite cosa intendo, è come essere presente materialmente alla tua vita ma con gli arti che si muovono in moviola ed il cervello, lo stesso che nelle ore di massima attività della giornata arriva a somigliare ad un circuito stampato di ultima generazione, pista per neuroni che si muovono a velocità tali da fare invidia ai piloti di formula uno…dicevo il cervello è come una macchina a carbone, intasato, lento, ingombrante, con ingranaggi arcaici immersi in un liquame denso come colla…

Tic tac, tic tac…TATLACK… ecco, la mano rapida inserisce altre monete e mi ripropongo di vincere l’inconveniente e di festeggiare con doppia razione di scostumatezze. Panico, le monete non bastano, tutto rimane congelato in quell’attimo per un tempo indefinito, è come se fossi all’angolo di una stanza di cui ho dipinto il pavimento partendo dalla porta di ingresso, sono lì con il secchiello di vernice ed il pennello in mano che non so dove andare e nell’orizzonte della mia mente si staglia a caratteri cubitali un unico pensiero: “Devo aver sbagliato quacosa!”

A smuovermi dal mio stato apparentemente catatonico arriva il mio giovane salvatore, un buffo personaggio con lunghi capelli castani, nell’esatta metà sinistra della testa lasciati sciolti e nella metà destra raccolti in treccine (mah?!…magari è dovuto ad una sorta di necessità di diverso grado di raffreddamento per i due emisferi cerebrali…). La chioma così agghindata è ricoperta da un cappello simil cowboy stile Boy George primi anni novanta. Mi sento di “targarlo” come giovane forse più che per il suo aspetto per il suo modo di esordire nei miei confronti: “mi scusi signore?”
Lo già detto, evidentemente ero proprio rincoglionito, infatti la mia risposta non è stata chiara, che so del tipo: “sto riflettendo sulla migliore soluzione da adottare in una situazione incresciosa come quella che mi è appena capitata, lo scatolo non scende ed ho inserito monete in surplus. La mia mente va un pò a rilento ed il treno sta per partire, quindi abbi pazienza un attimo…” (beh, diciamo che forse un pò rincoglionito lo ero ancora quando ho scritto :-) ).

Comunque il breve dialogo si è svolto più o meno così:
- Mi scusi signore?
- Ehh, mmh…(indicando con il dito lo scatolo contenuto nel distributore e trattenuto dalla spirale egoista)
- Ah, è rimasto bloccato!

Allora Boy George con fare spavaldo comincia a spintonare la macchina distributrice sempre con maggiore forza, mentre io riesco a dire: “eh, si, così!” mentre nella mia mente mi dico: “beh, in effetti?!” capendo che non è che non avessi avuto più o meno coscientemente l’idea di litigare coattamente con la macchina, c’è sicuramente stato un tempo in cui l’avrei fatto come prima cosa insieme a minacce ad alta voce (che so, giusto per intimorire i distributori di bevande calde li accanto), ma che non mi andava di farlo, non so se perchè invecchiato (leggi cresciuto) o ricoglionito…sempreché queste non siano poi delle rette parallele che si incontrino all’infinito…

Il Boy c’è l’ha fa, vince sulla tecnologia, io soddisfatto recupero dalla bocca del distributore lo scatolo sentendo che ancora una giustizia al mondo esiste, e confermando a me stesso che è ancora ben lontano il giorno in cui le macchine l’avranno vinta sull’uomo.

Ringrazio quindi Boy George, e indicando il display che evidenziava l’ammontare delle monete che mi volevano sottrarre con l’inganno (si perchè poi in questi casi uno ci pensa e si chiede se le spirali non siano state progettate appositamente difettose…) gli dico che sono suoi, penso sia la giusta taglia da pagare per il lavoro del cowboy. Lui mi guarda un attimo, ringrazia, e poi affronta il tastierino numerico del distributore sorridendo al vetro trasparente con la certezza di chi non ha niente da perdere, e sta per gustarsi qualcosa con la gustosa spezia del gratuito…

Scritto da: John Doe

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